Ognuno di noi è abituato a percepire sin dalla nascita una determinata realtà oggettiva ma la cosa divertente è che nel momento in cui mettiamo in moto i nostri sensi per assimilare tale realtà non facciamo altro che sporcarla con la nostra soggettività perché ognuno di noi percepisce la realtà in maniera diversa. A me piace pensare all’oggettività come una soggettività allargata ovvero come una soggettività resa oggettiva da più persone che si sono messe d’accordo su determinati aspetti e così via. Un casino…

Dal punto di vista birraio, l’unica cosa che ci interessa di tutto questo è che i nostri cinque sensi, oltre ad essere facilmente corruttibili, sono anche molto diversi da persona a persona. Questo significa che ognuno di noi avrà una differente soglia di percezione dei vari sapori e aromi che incontriamo lungo il nostro percorso di ubriaconi patentati.

Come dico nel video che troverete alla fine di questo articolo, ho provato a schematizzare il mio personalissimo approccio ad una degustazione.

Fase 1 (“svuotare la mente“): dobbiamo dimenticarci temporaneamente quali sono i nostri gusti e come ci sentiamo sia psicologicamente che fisicamente durante la degustazione. Anche la più piccola distrazione non farà altro che distorcere la nostra percezione. Per questo motivo, non andate a fare i professoroni dentro i pub pieni di gente con profumi e puzze disparate. Non serve a niente. Quando vado a bere, vado a divertirmi. Se trovo qualche birra interessante me la porto a casa e me la “studio” con calma.

Fase 2 (“liberare i ricordi“): chiudiamo gli occhi e iniziamo a scandagliare i sapori presenti nella nostra memoria per identificare i sapori che sentiamo. Non sforziamoci di cacciare fuori cose che vogliamo per forza sentire nel bicchiere. Prendiamoci tempo e pensiamo un sorso dopo l’altro.

Fase 3 (“allacciarsi alla realtà“): arrivati fin qui, dovremo essere riusciti ad elencare una serie di sentori. Cerchiamo, in questa fase, di farli corrispondere a quanto abbiamo letto o studiato di quel particolare stile. Come nella fase precedente, non sforziamoci di trovare chissà quale collegamento astrale tra le nostre sensazioni e ciò che sta scritto su un libro. Se sentiamo la crosta di pane dove non dovrebbe esserci la colpa non è di nessuno. Magari ci serve più allenamento oppure abbiamo una soglia di percezione molto bassa per quel particolare sentore. Oppure il sapore di pane che abbiamo “salvato in memoria” fa un po’ schifo.

Fase 4 (“liberare la propria soggettività“): ormai il grosso è fatto ed ora possiamo lasciare andare il nostro ego e provare tutto quello che vogliamo sulla birra in questione, in particolare sentimenti (“mmm buona!“) o preconcetti (“…peccato che il birraio mi stia sul c***o!“).

Serve molta pratica e molta attenzione a non lasciarsi condizionare. Durante il corso di degustazione, mi è capitato di essere stato influenzato dal giudizio di altre persone. Altre volte invece sono stato io ad influenzare gli altri corsisti seduti al mio tavolo parlando per primo di un determinato aroma.

L’errore che noi esseri viventi facciamo (sempre più) spesso è convincerci di determinate cose e sostenerle fino all’inverosimile. Forti di questa cosa, tutti noi ci comportiamo come se fossimo i detentori dell’unica verità assoluta e ci sentiamo in diritto di mettere in dubbio tutto ciò che è diverso dal nostro punto di vista. Ma se noi agissimo secondo qualcosa di veramente oggettivo, allora dovremmo essere tutti d’accordo, no? E allora perché tutto ciò non succede quasi mai? Perché l’oggettività non esiste!

Houston

Di Houston

Mi chiamo Giovanni, sono laureato in Ingegneria Informatica e adoro i Pink Floyd. Sono diventato un "casalingo-brassicolo" nel 2011 e, dopo circa un anno, ho deciso di aprire questo Blog per condividere tutte le mie esperienze in questo meraviglioso mondo. Adoro le birre scure, alcoliche e corpose e mi diverto ad automatizzare qualsiasi cosa dotata di microchip.

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