Una delle cose più belle di avere un impianto automatizzato è la possibilità di potersi concentrare su altre cose durante la cotta e lasciare che il sistema si faccia la birra da solo. Col mio RIMS nuovo di zecca, alla fine del mash, basta prendere il tubo di uscita del mosto e inserirlo nella pentola di boil e il gioco è fatto. Ci pensa la pompa.
Da quando utilizzo questo sistema le mie cotte durano intorno alle 5 ore, comprendendo anche il tempo necessario a lavare tutto. Insomma potrei anche pensare di pranzare come una persona normale, iniziando tutto alle 8 del mattino. Prima invece… prima potevo solo pensare di cenare come una persona normale. Ma probabilmente se fossi stato una persona normale avrei avuto un hobby meno impegnativo, tipo il calcetto. O il punto croce.
Con un sistema RIMS ben calibrato è possibile mantenere le temperature di mash con un errore molto basso. Questo, in linea del tutto teorica, significa che il mash verrà sempre uguale ogni volta (ovviamente facendo le dovute eccezioni). Solitamente si dice che la cosa più difficile per un birraio sia replicare la stessa ricetta più volte. Con questo non voglio dire che basta il RIMS per diventare all’improvviso birrai bravissimi ma se non altro ci si trova con un problema in meno da gestire. Un’altra cosa bella del RIMS è che ho smesso di mescolare. Prima, per paura che i grani non si “ammostassero” bene, stavo sempre con la cucchiarella in mano. Ora, invece, il letto di trebbie resta più o meno fermo e il flusso costante che ci passa attraverso mi porta ad ottenere un mosto più cristallino e limpido.
Quest’ultimo punto, però, è oggetto di discussione nella comunità degli homebrewers. Secondo alcuni, infatti, il ricircolo continuo del mosto (soprattutto se l’elemento riscaldante non è all’altezza) porterebbe alla degradazione di alcune proteine responsabili della tenuta della schiuma, con la conseguenza di ritrovarsi con birre “senza testa”. Tuttavia, non ho letto in giro di prove in sostegno a questa teoria. L’unica cosa che so è che nelle mie ultime birre non ho riscontrato questo problema e onestamente spero di non riscontrarlo mai perché questo sistema mi piace davvero tanto.
Per concludere, bisogna considerare che il RIMS richiede più spazio e attrezzatura rispetto alla classica pentola per le pummarole in mezzo al portone. Molto spesso chi approda all’AG viene dagli estratti, fatti comodamente sui fornelli di casa, e il solo pensiero di usare un pentolone enorme collegato alla bombola del gas (ancora oggi ho il terrore di quella maledetta bombola) già basta a scoraggiare i meno appassionati.

Il RIMS secondo me dev’essere visto come un utile optional, non strettamente necessario a chi fa birra per la prima volta. Un homebrewer dovrebbe imparare a capire ed a gestire da solo gli step di temperatura senza affidarsi alle macchine. Insomma il discorso è sempre lo stesso: prima di usare un controllore dovremmo capire cosa si va a controllare.

 

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Houston
Scritto da: Houston
Mi chiamo Giovanni, sono laureato in Ingegneria Informatica e adoro i Pink Floyd. Sono diventato un "casalingo-brassicolo" nel 2011 e, dopo circa un anno, ho deciso di aprire questo Blog per condividere tutte le mie esperienze in questo meraviglioso mondo. Adoro le birre scure, alcoliche e corpose e mi diverto ad automatizzare qualsiasi cosa dotata di microchip.