Questo Vlog mi è stato richiesto a gran voce da molti homebrewers, i quali, tramite commenti, e-mail, piccioni viaggiatori e segnali di fumo, erano interessati a conoscere in dettaglio la composizione del mio impianto. La cosa paradossale è che io abbia deciso di girare questo video nella stessa settimana in cui ho deciso di fare un upgrade significativo.

Ma parliamo prima dell’impianto attuale.

Il mio impianto è costituito da 3 pentole da 50 litri ognuna: quella di mash è prodotta da Polsinelli Enologia ed è dotata di filtro Halo. La valvola di uscita della pentola è collegata ad una pompa magnetica della Iwaki, modello MD10 (ormai introvabile), che spinge il mosto in un tubo RIMS al cui interno è presente una resistenza corazzata inox da 1500W. La pentola di boil è una “crucca” che uso senza alcun filtro mentre quella di sparge è una pentola di alluminio per conserve.

Piloto la resistenza del RIMS con Open ArdBir e, per il resto del procedimento, uso un bruciatore GPL.

Con questa configurazione, secondo me, ho raggiunto il massimo delle prestazioni per il mio impianto. Ho toccato punte di efficienza prossime al 90% e sono riuscito a mettere a punto alcune ricette davvero interessanti.

Ma il problema non è l’impianto… il problema sono io. 🙂

Non so spiegarvi precisamente perché ma, ad un certo momento, di punto in bianco ho deciso di cambiare metodo. Forse perché non ho mai accettato l’idea di uniformarmi ad uno schema. Quando ero bambino, periodicamente mi divertivo a cambiare l’ordine dei mobili della mia cameretta perché ad un certo punto con i mobili messi in quel modo non mi sentivo più a mio agio. Oggi il mio divertimento consiste nello stravolgere il mio impianto per cercare il giusto compromesso tra performance e comodità. Del resto, siamo tutti un po’ bambini: l’unica differenza sta nel costo dei nostri giocattoli. Bei tempi quando mi bastava comprare una pistola nuova per il mio Action Man per sentirmi soddisfatto per mesi

La verità è che, nonostante i risultati soddisfacenti, mi ero stancato di montare tutte quelle cose ogni volta. Ogni grado di automazione prevede, come è ovvio, molte cose in più da montare, pulire, lavare, sistemare, etc. Inoltre, nonostante avessi giurato a me stesso di disfarmi della bombola sin dalle mie prime cotte in biab, quella maledetta è ancora lì a farmi morire di paura.

Tutto questo mi ha portato ad una sola possibile conclusione: dovevo cambiare.

Nel video di oggi, mi limito a parlare della mia attuale configurazione e di quali sono i primi passi che ho fatto per stravolgere il mio impianto. Nel prossimo vlog, mostrerò in dettaglio qual è il mio piano d’azione e vi farò vedere cosa ho acquistato.

Houston

Di Houston

Mi chiamo Giovanni, sono laureato in Ingegneria Informatica e adoro i Pink Floyd. Sono diventato un "casalingo-brassicolo" nel 2011 e, dopo circa un anno, ho deciso di aprire questo Blog per condividere tutte le mie esperienze in questo meraviglioso mondo. Adoro le birre scure, alcoliche e corpose e mi diverto ad automatizzare qualsiasi cosa dotata di microchip.

Un pensiero su “Facciamo il punto sul mio impianto… parte prima”

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